domenica 13 marzo 2011

La marcia dei milioni, 11 - 3 -11 terremoto del Tohoku

Il Venerdi' e' solitamente il giorno piu' bello della settimana per me. Gia' di prima mattina quando mi sveglio il pensiero che occorre solo un rush finale prima della prolungata pausa del fine settimana mi da un'insperata energia. Con questo spirto la mattina dell'11 Marzo alle 7:00 in punto mi alzo, lasciando K. ronfante ancora sotto il piumone. Al lavoro mi aspetta una presentazione urgente da finire, varie tabelle dati da compilare con il contenuto delle mail italiane della sera precedente, un pranzo con la responsabile dell'ufficio francese, un meeting alle 15:00 e molto altro... insomma, una giornata piena, sicuramente faro' tardi anche stasera, penso mentre sorseggio il mio latte ed orzo davanti al pc con Musa acciambellata accanto a me...

Di corsa alla stazione e prendo per un soffio il treno delle 7:48, solito pigia-pigia mattutino e alle 8:50 sono in ufficio. Arriva merce dall'Italia e con il mio collega M. ci apprestiamo a farne l'inventario, lavoro alla presentazione di un vino abruzzese e arriva il momento di andare a pranzo con la collega N., un sushi tra chiacchiere sullo stato dell'istruzione italiana e la guida in Giappone, un caffe' parlando di gelati e i suoi consumatori giapponesi e si fa l'ora di rientrare alla base, la torre di Tokyo ci saluta svettando tra le nuvole appena comparse a rabbuiare la citta'... e pensare che stamani splendeva un sole meraviglioso, penso un po' delusa.

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Sono le 14:43 e seduta alla mia scrivania riempio il bicchiere con un succo all'arancia rossa appena acquistato per fare una valutazione del prodotto quindi ricerca di mercato, ne assaggio un sorso e disgustata esprimo il mio disappunto al collega che mi siede di fronte. Lui sorride sornione ,,,sapeva bene che non avrei gradito...la merce e' prodotta in Thailandia, non esattamente terra delle arance rosse sanguinelle...

Metto giu' il bicchiere e inizio a scegliere foto per una nuova presentazione nel tranquillo silenzio generale dell'ufficio. Sono tutti impegnati e l'unico rumore che sento sono le dita che ticchettano sulle tastiere dei pc, qualche squillo di telefono, il mio capo che ride col buchou (capo) dei sales parlando di strane suonerie dei cellulari. 

Tutto a un tratto mi sento un po' strana, mi gira la testa e immediatamente do la colpa al latente raffreddore che mi trascino da una settimana ormai..poi per caso i miei occhi si posano sul bicchiere messo giu' un minuto prima.

Il liquido rosso ondeggia sinistramente nel bicchiere, il mio senso di malessere aumenta, un quaderno cade dalla mensola, il mio calendario da tavolo precipita per terra, mi volto e guardo i miei colleghi, tutti hanno un'aria interrogativa e il mio capo ridacchia dicendo in italiano: "Ecco una bella scossettina...ci voleva proprio!".

Rido anch'io, penso che in fondo e' divertente sentire un onda lieve sotto i piedi, qualcosa di nuovo per me, un'esperienza geologicamente tutta da sperimentare, del resto ho gia' vissuto simili situazioni, il terremoto in Giappone dura 3/4 secondi e poi finisce.

Ma.....


...dopo 10 secondi la scossa cresce d'intensita', iniziano ad aprirsi i cassetti, cadono le composizioni floreali ricevute in occasione dell'anniversario della ditta, ed il mio capo smette di ridacchiare. Io, spavalda pochi minuti prima, sento il corpo irrigidirsi, le mani diventare gelate, un lieve strato di sudore freddo mi imperla la schiena. La gola si chiude in un groppo.

Il presidente apre la porta della sua stanza e chiama il responsabile dell'amministrazione, ordina di mettere in salvo alcune preziose bottiglie di vino, intanto si precipita a bloccare un raro ukiyoe che era appeso al muro. Era.

La scossa non accenna a diminuire di intensita'..anzi...i volti si fanno scuri, qualcuno grida "Kore ha yabai naaa" (Wow, questo fa sul serio!), oppure "Kore ha okkinee....abunaiyo!" (Questo e' grosso... occhio, e' pericoloso!).

Io penso a K., dove sara' in questo momento?

Mentre tutto trema sempre piu' forte intorno a noi il presidente corre nella stanza accanto con un'espressione seriamente sconvolta, molte ragazze iniziano a urlare, alcuni si riparano sotto alla propria scrivania, un paio di ragazze piangono disperate. In un flash mi vedo sotto alle macerie di un palazzo, di me solo un braccio, il corpo intrappolato sotto ad una polverosa, bianca tavola di legno che in origine era la mia scrivania, ormai maceria. In un istante realizzo che il mio cellulare e' scarico. Ca**o, sono davvero la peggio.

Passano 3 minuti ma sembrano interminabili. La scossa si arresta, tutti si collegano ai propri siti di informazione di riferimento, in Giappone qualcuno ha gia' messo video su YOUTUBE, in Italia la notizia e' gia' arrivata, del resto laggiu' sono le sette di mattina...

Sappiamo che una nuova scossa puo' arrivare da un momento all'altro e noi ci troviamo in uno dei posti meno sicuri dell'edificio, i piani centrali tra cui il quarto, sono i primi ad essere schiacciati dal peso dei piani superiori pertanto ci affrettiamo per le scale (l'ascensore e' chiaramente fuoriuso) e in un attimo siamo in strada, con noi migliaia di persone.

Le scosse riprendono quasi subito, non potenti come la prima ma di forte intensita', camminiamo al centro della strada con la testa costantemente rivolta verso l'alto per prevedere crolli improvvisi, un senso di pericolo mi invade, in fondo nel mio ufficio mi sentivo piu' al sicuro, ma dobbiamo raggiungere il vicino parco di Shiba al piu' presto, laggiu' ci sono meno probabilita' che ci caschi in testa qualcosa.

Dopo un'ora di chiacchiere ansiogene tra colleghe, in mezzo a migliaia di impiegati con l'elmetto d'emergenza che hanno avuto la nostra stessa idea, decidiamo di rientrare in ufficio: la terra si e' calmata, probabilmente e' tutto finito. A causa delle scosse continue e del freddo avverto un forte senso di nausea. Ho bisogno di sedermi un po', in un posto caldo.

Ma in ufficio la situazione non migliora, il pavimento sotto ai nostri piedi oscilla ad intervalli irregolari e siamo tutti al telefono cercando di comunicare con i nostri amici, familiari, per conoscere le loro condizioni. La scossa e' stata forte ma nessuno di noi e' stato ferito, il rischio esiste effettivamente nel caso in cui qualche malcapitato si sia trovato vicino ad edifici pericolanti (molto rari a Tokyo) o vecchi pali dell'elettricita' non ben fissati al suolo o rami di alberi... mi auguro che Kei sia al sicuro nel suo ufficio.


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Lascio messaggi su FB e invio e-mail a mio padre e mio fratello visto che non pare possibile telefonare in Italia, la linea e' troppo congestionata, poi, grazie alla posta elettronica riesco a contattare Kei, un breve scambio di e-mail e alle 6 e mezzo, dopo innumerevoli scosse e una forte nausea causata dall'instabilita' del terreno, decido di lasciare l'ufficio e andare a piedi fino a Ningyoucho, dove c'e' l'ufficio di mio marito. I treni sono tutti fuori servizio, il traffico e' in tilt e gli autobus non avanzano.

La ditta mi offre la possibilita' di dormire in albergo per la notte visto che abito lontano ma decido di andare da K., non voglio stare qui un minuto di piu'. Cosa abbastanza stupida, se ci si pensa, molto meglio stare al sicuro in un palazzo moderno ed anti-sismico che correre per le strade col rischio di vedersi arrivare una tegola in testa!! Ma certe decisioni si prendono con la pancia e ringraziando il cielo per aver messo stivali bassi la mattina, riempio la borsa di viveri (crackers, cioccolatini, barrette energetiche sempre presenti nel mio cassetto ^__^) e corro fuori.





La terra trema mentre ho il passo svelto, un freddo pungente mi taglia la faccia, la visiera del cappello mi impedisce di vedere bene, ma non oso togliermelo, fa troppo freddo...allora assumo una posizione alquanto scomoda....col naso veramente in su....povero collo. Il fatto e' che DEVO vedere quello che succede sopra alla mia testa, non ho nessun casco protettivo...

Per orientarmi decido di seguire la mappa della metro che porto sempre con me, partendo dalla stazione alla quale scendo tutte le mattine seguo la direzione di quella precedente e cosi' via...praticamente seguo a ritroso il percorso della linea Hibiya (quella grigia) che mi potrera' dritto a Ningyoucho, dove mi aspetta K. Ci mettero' circa due ore. GAMBE IN SPALLA!! Ringrazio i due mesi di piscina e i quattro di bici giornaliera che hanno rafforzato il mio quadricipite sinistro...altrimenti il mio povero ginocchio con un elastico spezzato (il legamento crociato) crollerebbe presto...ma sento che ce la fara'!

Un fiume di persone sta abbandonando gli uffici, ognuno e' diretto verso una propria meta, con caparbieta' e a passo svelto (molti correndo) si mettono in fila e sui marciapiedi formano una corrente omogenea di teste incappucciate o con l'elmetto che ordinatamente e silenziosamente avanza. Senza panico. Solo tenace caparpieta' zen. Come a dichiarare al mondo: IO. DEVO. ARRIVARE. LAGGIU'. Ma senza calpestare i piedi altrui, senza sgomitare, senza bloccare il traffico, senza urlare, senza generare confusione.

Comunicare e' difficile, non c'e' campo per i cellulari e l'unica via sono i telefoni pubblici dove la gente fa la fila.



Penso all'italica verve che ci contraddistingue in simili situazioni e mi scappa da ridere, mi fermo a osservare un astuto commerciante di articoli sportivi che ha allestito un banchino all'esterno del suo negozio per vendere scarpe da corsa made in China alla modica cifra di 900 yen (circa 9 euro): numerose OL (office ladies) giapponesi con caviglie doloranti fanno la fila nell'attesa di acquistare il loro numero e riporre le proprie graziose chanel tacco 10 in un sacchetto della spesa, almeno fino all'arrivo a destinazione. Ah, Giappone, l'anima del commercio!



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Dopo un'ora sono a Ginza, le luci della citta' sono le solite, i turisti anche ma hanno volti sconvolti e soprattutto non riescono a capire dove andare... seguire la massa verso Nord o rifugiarsi da Zara? Penso che potrei fare una capatina da Itoya (giuro... l'ho pensato...si lo so, sono malata) ma il mio cervellino mi riporta alla realta' e mi sculaccia col pensiero.

A Ginza un'inversione di marcia, il Nord piega a destra...una gentile poliziotta in bici mi indica la stella...mi inchino e proseguo la marcia allungando il gambo (cit.) nel frattempo sgranocchio il mio pacchetto di crackers. E' incredibile, la terra sotto i miei piedi sta probabilmente tremando ancora (mentre ci si muove ci se ne accorge meno, lo sapevate? Sapevatevelo (cit.)) e io sgranocchio i miei crackers contenta che sia venerdi' e che presto saro' da K., questa fiumana di bonzi mi ha infuso una grande serenita', il Giappone, un grande popolo.

Cioe', per spiegarmi meglio...SOLA in mezzo a una metropoli di milioni di abitanti, con milioni di persone per strada e nessuno si accalca, nessuno si calpesta, nessuno grida, nessuno coglie l'occasione per sciacallare e io mi sento SICURA, come avvolta da una massa di angeli che so puo' aiutarmi in caso di difficolta', alle persone che fermo per la strada per chiedere informazioni non manca mai un bel sorriso, si, anche in questa sera fredda e inquietante. Ditemi voi se questo non e' un grande popolo.

Dopo due ore arrivo a Ningyoucho, Kei non e' nel suo ufficio come ha promesso, e' uscito a cercarmi!! Ma dove, perdio? Oh..questi uomini. Dopo mezz'ora rientra trafelato e spaventato per non avermi scovata fra milioni di persone...ma va? E' rincuorato a vedermi seduta alla sua scrivania con un calice di rosso di Borgogna in mano (in ditta hanno colto l'occasione per fare una piccola festa con i vini rientrati da una spedizione francese)....Giappone-Francia 1-0.

Nuovi rifornimenti in ufficio: tre bicchieri di Borgogna buttati giu' in fretta, due sottilette e tre cioccolatini, salutiamo i miei ex colleghi e la scala buia di servizio e' l'anticamera della nuova avventura verso Kodenmacho, direzione Nord. K. e' stato sfortunato, ha messo le scarpe belle ma scomode e spera di trovare un altro scaltro venditore ambulante di scarpe da corsa ma niente da fare...stringe i denti e marcia con me. Il fiume di gente ci accompagna costantemente, alcuni ragazzi hanno improvvisato un bivacco, un hanami anticipato sotto un albero davanti a un palazzo bevendo birra e scherzando. Altri impiegati si prendono in giro a vicenda spintonandosi e parlando in cerchio, un gruppetto di ragazze con coperte in testa (ripeto, fa un freddo boia e questa gente e' fuori da ore) e scarpe da ginnastica sotto tailleurs da ufficio cantano una smielata canzone di Hirai Ken. Io e K. ci stringiamo la mano e sorridiamo nel riverbero della sera metropolitana, siamo insieme e del resto non ci importa. Tutto questo nella marcia dei milioni della capitale.

A Ueno iniziano a farci male le gambe e i piedi, K. si ferma a comprare un te' caldo, io faccio stretching, ci aspetta ancora meta' strada!

Dopo KitaSenju il fiume si disperde, siamo ormai nella periferia di Tokyo e ognuno prende direzioni diverse,,,ci ritroviamo stanchi e affamati cosi' ci fermiamo a comprare una piadina naan indiana, e mentre aspettiamo che sia pronta, dentro al locale la terra trema ancora.. ho la sensazione di esser scesa dall'ottovolante che fa il giro della morte..solo che non passa subito...persiste e io non riesco a caminare diritta..barcollo piu' del solito (che gia' ho problemi d'equilibrio di mio, io!).

A 2 km da casa e' gia' mezzanotte e mezzo e siamo davvero distrutti..il fatto e' che non siamo equipaggiati per camminare tanto (in tutto circa 25 km) (le scarpe sono fondamentalmente quelle sbagliate) e abbiamo i piedi pieni di vesciche...un taxi che miracolosamente si ferma nonostante sia fuori servizio (ci credo pero'...mi ci sono quasi buttata davanti! Gli saro' sembrata uno zombie, al tassista!) ci porta a casa in un attimo...ringraziamo, la portiera si richiude automaticamente alle nostre spalle.

A casa lo scenario e' questo: cassetti aperti, libri crollati dalle mensole, lavatrice spostata in avanti di 20 cm, cosi' anche il frigorifero, lo specchio in camera caduto per terra (e senza incrinature!!!! anche quello piccolo del bagno...salvo!! trattasi di puro CULO) vari oggetti caduti ma nessun danno, siamo fortunati perche' l'appartamento e' all'ottavo piano, quindi qui si "balla" di piu'!!!

Musa, la nostra micina, e' spaventata e ci miagola contro come se volesse raccontarci la sua esperienza solitaria, continuera' tutta la sera, come a chiedere conferma che non la lasceremo piu' sola quando la terra si muove sotto alle sue zampine. Un lauto pasto a base di croccantini pare calmarla un po' e anche i grattini sulla testolina la riportano un po' alla normalita'.



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La sensazione di sfasamento continua, e' come stare su una barca in mezzo al mare, ma non fa nulla, siamo salvi e in fondo non c'e' successo proprio niente di male. Il pensiero va ai 1400 morti e piu' della costa che si sono visti arrivare un'onda anomala di 10 metri. Le loro case non esistono piu', alcuni lavoravano su pescherecci, altri sulla spiaggia, altri erano semplicemente troppo vicini al mare e il piano di evacuazione non ha avuto il tempo materiale di potersi realizzare, neppure per gli efficienti, rapidi giapponesi.
Il terremoto piu' grande della storia giapponese, quello che vi ho raccontano dal mio punto di vista, per quello che ho vissuto in prima persona, e' stato un evento del tutto imprevedibile e purtroppo e' quello che il Giappone e' destinato a subire per la sua conformazione geologica. L'instabilita' della vita, di tutte le cose del mondo, e' nel DNA di queste persone che hanno imparato con l'esperienza a vivere tutto come se fosse la loro ultima grande occasione, da godere a fondo, senza risparmiarsi mai.

Che riposino in pace tutte quelle povere anime portate via dall'Oceano. Domani si ricostruisce. Dopodomani sara' tutto nuovo e pronto per andare avanti e vivere senza guardare indietro.

Concludo con un proverbio giapponese che amo molto e che nei momenti difficili cerco di fare mio...questo e' quello che mi auguro succedera' alle persone colpite da questa tragedia e che si realizzera' senz'ombra di dubbio. Perche' i giapponesi sono fatti cosi'.

七転び
八起

Nana-korobi,
ya-oki

"Per sette cadute,
mi rialzo otto volte".



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sabato 5 marzo 2011

Quando l'occidente dorme ancora...

Dopo un bel po' di tempo lontano dal BLOG eccomi di ritorno. E' un periodo davvero pieno di impegni, come non mai. Prima l'arrivo a Tokyo, la sistemazione nella nuova casa, la scoperta del quartiere, le giornate lente e soporifere nell'attesa della sera, del ritorno di K. dal lavoro, il freddo dell'inverno, il profumo del riso appena cotto, la pentola (onabe) che bolle (gutsu gutsu...onomatopeica giapponese per il rumore dell'acqua che bolle, appunto) nel centro della tavola e le verdure che cuociono nell'attesa di essere mangiate, riscaldando anima e corpo....


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e poi finalmente uno scossone, il lavoro che arriva, le giornate che si fanno veloci, senza tregua, colme di impegni..della serie che avrei bisogno di almeno 36 h al giorno per poter fare tutto!

Il mondo del lavoro in Giappone e' del tutto particolare. Entrando a far parte della societa' (come dicono i giapponesi, diventando shakaijin) si acquisisce tutta una serie di diritti, ma direi soprattutto doveri. I diritti potrebbero essere: l'assicurazione dell'azienda, che ti sostiene in caso di malattia, gravidanza e quant'altro, il trasporto, che l'azienda ti ripaga al 100% e....la birra della sera...che diventa un sacrosanto diritto di ciascun hard worker (ハード・ウォーカー) della societa' nipponica in generale, ma soprattutto degli stakanovisti lavoratori della capitale.


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Purtroppo la mia giornata tipo inizia molto presto..sveglia alle 6:30, mi preparo con cura (finalmente ho trovato il mio ritmo e riesco a far colazione con calma, addirittura 10 minuti!!! In Italia era davvero lampo la colazione..in 3 minuti esatti trangugiavo tutto e via, di corsa al lavoro!) dopodiche' inforco la bici e mi dirigo verso la stazione e lascio la bici al parcheggio a pagamento (in Giappone nelle zone piu' abitate, e quindi con maggior numero di biciclette, queste vengono rimosse se parcheggiate in zone non autorizzate!)



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Prendo il treno delle 7:42 insieme ad almeno altri 1500 giapponesi (altri 1500 saliranno sul treno delle 7:45,,,altri 1500 su quello delle 7:48 e cosi' via....fino alle 9:00 quando i passeggeri inizieranno chiaramente a diminuire).

L'esperienza mattutina del treno e' davvero tipica della vita in Giappone. Ordinatamente e silenziosamente i giapponesi entrano nelle carrozze dell'ora di punta, incuranti del fatto che siano gia' strabordanti di persone, continuano ad entrare spingendosi l'un l'altro al fine di poter incastrarsi perfettamente stile TETRIS per riuscire ad arrivare al lavoro in tempo (la puntualita' e' tutto in Giappone, si sa). Con la pioggia e con il sole, nelle torride giornate estive come nelle gelide mattinate d'inverno, i giapponesi corrono alla stazione per prendere il loro treno, chi con l'ombrello in mano, chi con l'ipod nelle orecchie, chi con il cestino del pranzo (obento, vd. foto) preparato con cura la sera prima (come facciamo io e K. da circa un paio di settimane), chi con il romanzo lasciato a meta' il giorno prima....


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Obentou (お弁当)il pranzo al sacco giapponese.


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Non ci crederete, ma c'e' chi riesce a leggere il quotidiano in questa bolgia! Notare che i giapponesi in questo caos riescono sempre a mantenere la calma e nella serenita' piu' zen il vicino ti puo' stritolare un braccio o pestare entrambi i piedi,,,,i giapponesi manterranno gli occhi chiusi, in una serena posa di meditazione.


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Io di solito mi salvo grazie alla musica...e alla carrozza delle donne....esatto, in Giappone, dalle 7:30 alle 9:00 ci sono carrozze speciali per le donne che non vogliono stare "appiccicate" agli uomini sul caotico treno del mattino...visto che potrebbero allungare le mani quindi da qualche tempo hanno pensato bene di adibire un paio di carrozze a convoglio a luogo speciale vietato al sesso maschile. Nonostante all'inizio abbia pensato che questo sistema fosse alquanto retrogrado, in realta' ho iniziato ad apprezzarlo essendo gli uomini giapponesi poco attenti all'igiene personale rispetto alle donne (beh..non tutti ovviamente, ma insomma alcuni,,,) quindi la mia visuale mattutina e' fondamentalmente questa:


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Poi arrivo in ufficio e inizia la mia giornata di lavoro...ormai e' quasi passato un mese dal primo giorno ed inizio a capire molte cose..e' un lavoro divertente e creativo (cosa che mi era mancata fin'ora) ma si lavora molto in gruppo (cosa a cui non sono affatto abituata *___* ) e l'orario di lavoro e' un optional (restare fino alle 20:00 ogni giorno e' purtroppo quasi una regola...anche se molti tornano a casa non prima delle 22:00!!!!) ma dedichero' un post a questa folle incuranza dell'orario di lavoro qui in Giappone...visto che c'e' molto, molto da raccontare!Alla prossima!!


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sabato 29 gennaio 2011

Cosa succede in citta'?

Quando sono arrivata in Giappone, lo scorso 7 Ottobre, mi sono buttata a capofitto nella ricerca della casa e una volta trovata mi sono fatta in quattro per scovare i mobili e gli oggetti per l'arredamento del nuovo "rifugio"...tutto questo ha richiesto circa un mesetto e a quel punto mi sono chiesta seriamente se mancava qualcosa...ebbene, si, mancava un'occupazione. Cosa sarei venuta a fare in Giappone se non a LAVORARE? Il 4 Novembre ho sostenuto il primo colloquio, andato a buon fine, la ditta in questione importa vini da tutto il mondo ed e' una fra le societa' piu' importanti nel campo dell'enologia in Giappone. Azienda giapponese, impiegati giapponesi... atmosfera... giapponesissima, tant'e' che mi hanno chiamato altre due volte (!!!) per chiarire ulteriori dettagli del mio lavoro (e qui mi chiedo....ma decidere tutto in una sola volta senza farmi andare in capo al mondo - 50 minuti di treno e 10 euro circa di spesa -?). Avrei potuto gia' decidere infatti la proposta non e' male ma alcuni ex colleghi mi mettono in guardia: "Attenta...farai ore e ore di straordinari e inoltre ti tocchera' andare in ufficio anche il sabato se necessario! In piu' se durante la settimana c'e' una festa nazionale per recuperare il capo ti fara' andare a lavorare il sabato di sicuro"...Insomma,,,non ero proprio entusiasta all'idea e quindi tergiverso, del resto sto aspettando il visto e la ditta deve aspettarmi se mi vuole. Sembra che non abbiano premura e mi concedono l'attesa. 

Poi arriva Dicembre e mi ricordo magicamente che devo richiedere il visto per stare in Giappone o il 5 Gennaio devo fare ritorno in Italia (il visto turistico vale solo 90 giorni)! Corro all'immigrazione e la simpatica signorina mi fa presente che un mese non e' sufficiente per ottenere il visto...quindi le possibilita' sono due: o torno in Italia e faccio applicazione per il rientro tramite l'ambasciata (a Roma!) oppure esco una volta dal Giappone e al rientro ri-ottengo tre mesi di visto turistico, tempo che mi permette di fare l'applicazione per il ricongiungimento familiare (in inglese spouse visa, in giapponese 在留証明書 zairyuushoumeisho come 配偶者 haiguusha). Mi mangio le mani perche' mi sarebbe bastato andare SUBITO all'immigrazione una volta arrivata in Giappone ma tant'e'...l'11 Dicembre io e K. ci concediamo una vacanza e andiamo a Taipei...uniamo l'utile al dilettevole quindi. Tre giorni sono sufficienti per visitare questa citta' ultra moderna ma anche ricca di espresioni tradizionali e particolarmente colorata e calda (a meta' Dicembre all'ora di pranzo c'erano 30 gradi). Eccovi alcune immagini per darvi un assaggio della capitale di Taiwan.














Poi e' arrivato Natale (passato in sordina, come vi raccontavo nei post precedenti) e il Capodanno, trascorso allegramente a Osaka, come sapete.

Il 2011 e' iniziato nel migliore dei modi infatti ho abbandonato la mia proverbiale pigrizia(alcuni dicono che sia colpa della mia Luna in Bilancia..chissa'..) e mi sono iscritta alla piscina vicino a casa (ci si arriva in 2 minuti!!) dove ho nuotato e frequentato il corso di Aqua Shape (la nostra acquagym, insomma) e vi confesso che e' una bella piscina, estremamente pulita, personale ultra gentile, mille comfort (armadietti personali, sauna, onsen, idromassaggio, grosse specchiere, asciugacapelli di alta qualita', poltrone massaggiatrici, shampoo e docciaschiuma, docce con acqua calda regolabile) il tutto a prezzi onestissimi!!! Povera Italia...se penso a quello che ci offre la Piscina di Scandicci alla stessa cifra....certo, puoi andare in piscine piu' belle a Firenze (vedi Klab) ma a che prezzi? Assurdi. Quindi sono davvero felice di questa comodita' vicino a casa, ci vado un giorno si' e uno no ora che sono ancora disoccupata! Una piccola curiosita': io sono piena di piercing alle orecchie (in tutto 7 fori) e porto sempre un braccialetto d'argento, regalo "galiciano" di K. di qualche tempo fa, e quando mi sono tuffata in piscina il primo giorno ho visto il bagnino correre verso di me tutto allarmato...mi sono quindi avvicinata al bordo  e ho capito il motivo di tanta apprensione: in Giappone in piscina non si puo' entrare con oggetti metallici addosso! Eppure l'argento non stinge mica...mah, ora mi tocca levarmi tutta la "ferraglia" come dice il mio babbo e non e' per niente simpatico! Menomale che sono riuscita a nascondere sotto la cuffia almeno l'ultimo piercing in cima all'orecchio (che ci vuole un'ora a rimettermelo)!!

In questi giorni poi ci sono state delle novita' in campo lavorativo. Pare che tutte le aziende si siano svegliate dal torpore pre-natalizio e sono arrivate nuove richieste di colloquio...tra le proposte dei giorni passati ho trovato una valida offerta e...udite, udite...il 7 Febbraio inizio a lavorare! Si tratta di un importatore franco-nipponico che ha l'esclusiva su prodotti eno-gastronomici provenienti solo dall'Italia, quindi e' uno specialista di merce italiana e si tratta di prodotti di nicchia, difficilmente reperibili anche in Italia. Io faro' parte del New Business Development Division (新規開拓) e mi uniro' ad un team di altre due persone.

L'euforia si mescola alla paura di affrontare una situazione completamente nuova e sconosciuta per me...ma sono certa che ci sara' anche da divertirsi...e' una sfida proprio niente male! Vi aggiornero' nelle prossime settimane, cosi' vi raccontero' le prime impressioni nella mia nuova ditta.

venerdì 7 gennaio 2011

Un Capodanno nel Kansai, tra takoyaki e risate in famiglia

Ed e' iniziato anche il 2011, anno fantomatico e futuristico...l'anno che scrivevo da bambina su un foglio bianco immaginandomi il mio misterioso futuro: eccolo qua! Chi l'avrebbe mai detto che sarei stata in una stanza di Tokyo tutta bianca, temperatura +15 gradi, avrei bevuto un mediocre caffe' d'orzo e scritto la mia pagina di blog aspettando l'orario giusto per iniziare a fare una torta (la prima torta di Tokyo..ma questo e' ancora futuro!Ve ne racconto nel prossimo post?)

Quindi, il 2011 e' iniziato in maniera estremamente fredda, anche se il cielo e' di un azzurro davvero terso e pulito, un vento polare soffia per le strade mentre io arranco sulla mia bicicletta, ovviamente controvento, cercando di evitare gli sguardi divertiti dei passanti non muniti di bici che ammirano il mio berretto il quale vola via e mi costringe a tornare indietro..non senza fatica. Per andare dove poi?

All'ufficio anagrafe del mio quartiere...ma vaff...





A Osaka il tempo e' stato pessimo, pioggia e neve tutti i giorni, ma cio' non ci ha impedito di visitare i posti del cuore...quelli che quando vai via da una citta' ti restano nel cuore, appunto, e che contribuiscono a costruire quel paradiso edulcorato ed idilliaco che si chiama "memoria". Siamo stati a Dotonbori e Amemura, nel mio ristorante di ramen preferito (si chiama Kamukura, per chi volesse saperlo, ogni volta che lo assaggio piango di felicita' -ma anche per la temperatura semplicemente ustionante-), abbiamo gustato ancora una volta il favoloso takoyaki di Sennichimae e svernato nella mia libreria preferita di Shinsaibashi, Junkudo (che a mio avviso e' davvero la piu' bella del Giappone, almeno fin'ora..). 















Non posso non ricordare della piacevole giornata a Kyoto, anche se il cielo plumbeo non ha certo aiutato nell'immortalare le meraviglie di questa citta'...ho foto migliori dell'antica capitale...




Nel quartiere di Demachi-yanagi e' nata la letteratura mondiale. Qui, circa 10 secoli fa, la figlia di un benestante monaco buddista crebbe e ricevette un'inusuale educazione (di quelle che spettavano ai giovani maschi) ma l'unica figlia del suddetto monaco pare che fosse particolarmente intelligente e propensa allo studio degli antichi sutra cinesi, tant'e' che durante la sua lunga vita (e' morta a circa 70 anni...che all'epoca era una rarita') ha prodotto i suoi due capolavori: il Genji Monogatari (Storia di Genji, Il Principe Splendente) e il Murasaki Shikibu Nikki (omonimo diario). Lei era Murasaki Shikibu, colei che ha messo per iscritto la lingua delle donne, il kana, all'epoca bisfrattato come linguaggio non degno della piu' alta letteratura, fino ad allora limitata al solo cinese (quindi solo kanji). Come forse saprete oggi in Giappone si usano i kanji (ideogrammi), ma anche l'hiragana, la lingua dai tratti semplificati...e se esiste lo dobbiamo anche a Murasaki Shikibu...grazie per averci parzialmente liberato  dai complicati ideogrammi cinesi!!







Il tempio dove visse Lady Murasaki si chiama Rozanji (廬山寺)ed e' consigliabile visitarlo in tarda primavera, quando il fiore di sumire (violetta) sboccia in tutto il cortile zen...che dev'essere davvero uno splendore.

A Kyoto non mi sono fatta mancare un po' di sano shopping. Da circa 10 anni sono fedele cliente del marchio Mamy Sango http://www.mamysango.co.jp/catalog/s_kyo/index.html e a Kyoto trovo sempre le ultime novita'...si tratta di balsami per le labbra arricchiti con vari olii essenziali, profumi giapponesi in balsamo da spalmare dietro alle orecchie e sui polsi al te' verde', all'osmanto(!!!), ai fiori di ciliegio, alla lavanda, ecc...), vendono anche creme per il viso (allo yuzu, un agrume giapponese)e dei lucidalabbra con scaglie d'oro e argento (!!!). Insomma...da impazzirci. Per chi vive in Giappone e' possibile acquistarne on-line.


E, ovviamente, ho passato le mie serate con l'allegra famiglia di K., abbiamo parlato a lungo, gustato le specialita' di Capodanno preparate dal babbo di K. (che di professione fa il cuoco) tra cui dei grossi molluschi pepati e cucinati ancora vivi (!!!) e bevuto fiumi di birra e ...umeshuu (liquore di prugne) fatto in casa dalla mamma di K.!! Cosi' dolcemente buono e alcolico da ubriacarsi senza rendersene conto (ehh..sono 40 gradi!). Ecco perche' ad una certa del 31 Dicembre sono stata vista ballare al ritmo di Chiquitita e Armando degli Abba con Sumichan (mamma di K.), sfegatata fan del mitico gruppo svedese sin dal lontano 1974...tanto che conserva decine e decine di vinili (bellissimi).


Tara no tamago (uova di merluzzo)


O-konomi-yaki


Wagashi  e O-mochi (dolci a base di pasta di riso e zucchero)


La scelta del vinile...notare un vecchio LP di Lionel Richie nelle mie mani.


J. (fratello di K.) e Kirachan

Ennesimo kanpai! (Mi avevano gia' persa...era troppo buono umeshuu!)

Anche K. era abbastanza "andato"...a dir la verita'.


O-zouni (zuppa a base di pasta di riso filante): e' beneaugurante.


O-sushi fatto dal babbo di K.!


O-Sechi-Ryouri


O-Sechi-Ryouri


Awabi...erano vivi e..si muovevano mentre il babbo di K. li metteva in padella...
Allo scoccare della mezzanotte (ossia al rintocco della campana del tempio, joya no kane) abbiamo brindato e mangiato il toshikoshi soba, della soba (una specie di spaghetti di grano saraceno) che porta fortuna se mangiata alla mezzanotte del 1 Gennaio...e' sinonimo di lunga vita!



Toshi-koshi soba

 

La mattina dopo abbiamo mangiato altri piatti tradizionali e siamo andati al santuario Shintoista (il Namba Jinja), dove abbiamo fatto la fila per pregare...poi abbiamo fatto anche omikuji ossia abbiamo consultato l'oracolo che pare non sia niente male per me quest'anno...la direzione e' il Nord (?) il lavoro arrivera' ma non sara' quello che mi aspetto e devo assolutamente evitare i traslochi. Inoltre pare che tornera' una persona dal passato...e sara' una persona chiave per me nel 2011 (vedremo..).Questo e' l'anno del coniglio quindi...buon coniglio a tutti!!!



O-mikuji (oracolo del santuario)



Si sorteggia il numero e se ne ottiene l'oracolo relativo !




Vi posto alcune immagini di questa breve ma intensa vacanza osakese...con l'augurio che questo nuovo anno dia forma e sostanza ad un po' di quei cataplasmi che giacciono nel nostro archivio mentale sotto la voce di "desideri"...